Fare ordine è un atto creativo
C’è un’idea dura a morire un po’ ovunque, soprattutto nei social: che la creatività debba essere caos, istinto, disordine.
E che fare ordine sia una fase noiosa, preliminare, quasi un male necessario prima di “creare davvero” (incasinando poi tutto…)
Come se ordine e creatività fossero due poli opposti.
Come se mettere chiarezza togliesse energia, libertà, magia.
La verità è un’altra, secondo me: fare ordine è già un atto creativo, ovvero di cre-azione!
E non parlo solo di organizzare cartelle o sistemare colori (anche).
Parlo di qualcosa di più profondo: scegliere cosa conta.
Perché l’ordine non uccide la creatività
L’ordine che blocca la creatività è quello imposto, rigido, ossessivo.
Quello che nasce dalla paura di sbagliare.
L’ordine che la nutre è un altro: è quello che toglie rumore, ne parlo (e parlerò spesso) perché è una consapevolezza che ho raggiunto quest’anno, dopo tanta fatica, anche positiva, anti sforzi e qualche delusione, oltre a tutte le soddisfazioni, viaggi, amici e cose nuove vissute e acquisite!
Ogni progetto creativo ha bisogno di:
-
una direzione
-
dei confini
-
delle priorità
Senza, succede che le idee, quando sono troppe e contemporaneamente, non si possono sviluppare al meglio.
Che i messaggi si accavallano e non arrivano a destinazione e i contenuti diventano confusi e poco chiari.
Non è libertà creativa, questa appena descritta, è dispersione.
Fare ordine significa fermarsi e chiedersi: cosa voglio davvero dire? a chi?perché adesso?
Rispondere a queste domande non limita la creatività ma anzi, le dà una forma e direzione in cui muoversi.
Ordine come spazio (non come controllo)
Fare ordine non significa controllare tutto, significa fare spazio.
Spazio visivo.
Spazio mentale.
Spazio nel processo.
Quando togli il superfluo il messaggio può emergere e le scelte diventano più semplici. La creatività smette di incepparsi, ma fluisce!
È in quello spazio che nasce il Flow.
Non quello da performance continua, ma quello in cui le cose scorrono perché non stai più lottando contro il caos.
Il collegamento con Flow
Per me, Flow non è fare tanto.
È fare con meno attrito. con più intenzione.
E l’attrito più grande, quasi sempre, è interno ed è dovuto dalle troppe aspettative, possibilità e anche dalle troppe situazioni aperte tutte insieme!
Fare ordine è il primo gesto che permette al Flow di arrivare.
Non come condizione magica, ma progettuale.
Un ponte verso ciò che viene
Questo tema dell’ordine non si chiude qui.
È solo il punto di partenza. Il passo successivo è imparare a fare spazio:
nei layout, nei testi, nei processi, nella testa.
Perché senza spazio, la comunicazione non respira. E senza respiro, la creatività si affanna.
E per me è una forma di meditazione in movimento, fare ordine. Sistemare, creare spazio dove non c’è. Mi fa stare bene (come a molte altre persone attorno a me, a volte rivoluziono interi spazi per farmi passare i pensieri!).
Ne parleremo nel prossimo mese, promesso!
Ora…via, tutti a fare un po’ di ordine: sulla scrivania, nell’agenda o in una stanza, ti assicuro che è molto zen!
