La metodica del ricordo

Qual è la mia metodica nel ricordare?

La parola metodica mi ha sempre affascinata. Forse perché cerco di essere creativamente metodica o metodicamente creativa? Chi lo sa?! Ma veniamo al dunque.

Sono una persona malinconica. O meglio: non sono una musona, anzi! Sono, però, una persona che, nonostante sia sempre di corsa, guarda con affetto e qualche lacrimuccia i ricordi del passato.

Tendenzialmente sono una persona che vive alla giornata e spesso sono di corsa e penso molto al futuro.
Però quando vado dai miei genitori ed entro in quella bella casa, vagando per le luminose stanze e poi approdo nella mega soffitta beh: lì avviene una piccola magia. Entro in un mondo fatto di ricordi, la mia Narnia dei ricordi! Spulcio qua e là, saltellando e cercando di non rovinare l’ordine faticosamente creato da mia madre (santa donna che ci concedete tutta questa mania di accumulamento!).

La mia metodica è un po’ confusionaria all’inizio: parto pensando di avere assolutamente bisogno di qualcosa in soffitta. Poi arrivo lì, tra gli scaffali e le pile di scatole con le belle etichette scritte da mia madre e mi perdo un po’. Non lo faccio apposta! Ma è affascinante vedere quante cose abbiamo fatto nella vita. Quante persone sono entrate e uscite dalla nostra esistenza. Alcune non ci sono più, fitta al cuore.

Ci sono i libri e i quaderni, quanti non ne avete un’idea! 4 persone: 4 lauree diverse più corsi, specializzazioni, master, per non parlare di tutti i materiali delle elementari, medie e licei vari! Ci sono i libri di testo di mia madre e tutti i suoi progetti: ci si potrebbe scrivere un documentario sulle quantità di cose che ha fatto, sia da sola sia con il mio papà.
Altro soggetto sul quale bisognerebbe girare un documentario. Forse mio fratello ci dovrebbe pensare!

Il ricordo: davvero esiste una metodica?

Dopo aver vagato un po’, aver sbirciato alcune scatole cercando di non far cadere nulla, qualcosa di solito colpisce la mia attenzione. Fotografie di momenti felici, lettere di amici e amiche o di fidanzati, pensieri scritti da me in periodi particolari. E da quel momento mi immergo nei miei pensieri. In questi giorni ho avuto modo di fare uno di questi bei viaggi nel mondo del passato e mi sono resa conto di quanto io sia fortunata.

Non intendo una fortuna economica o monetaria – diciamo che questo sarebbe un tasto dolente, ma ci sto lavorando!-

Intendo una fortuna che mi è stata donata e costruita con amore dai miei genitori e che abbiamo avuto modo di coltivare giorno dopo giorno. Una vita fatta di scelte, più o meno consapevoli. E sono quelle scelte che ci hanno portato fino qui. Ne sono grata, profondamente. Ho perso tante persone a cui volevo molto bene, ma ritrovare un biglietto scritto a mano, una lettera, una foto, mi è sembrata una carezza, oggi che ci ripenso. Non fa meno male. Questo no. Diciamo che non ho ancora creato una buona metodica della maturazione dei lutti.

I ricordi che fanno bene al presente

Perché scrivo di questo argomento così particolare? Perché tempo fa ho letto che la salute è una somma di alimentazione sana, attività fisica, ma anche di affetti che scegliamo di coltivare, relazioni che intrecciamo, sogni che decidiamo di realizzare e molte altre vibrazioni positive. E allora io mi sento felice, in questo mio momento così malinconico. Perché le lacrime così malinconiche di oggi sono sinonimo di un passato che ha avuto valore nella mia vita.

Ho sempre pensato di essere un essere umano di serie B. Perché ho intrapreso strade diverse da molte persone che conosco. Dalla scelta delle superiori all’università. Dalle varie scelte lavorative o di inseguimento di sogni che agli altri sembravano senza valore o troppo strani. A me tutto, e ripeto TUTTO ha lasciato qualcosa. Sono stata scout (e nel cuore lo sarò per sempre), avendo la rara fortuna di poter esprimere davanti al fuoco i propri sentimenti ed emozioni. Sono stata in giro con lo zaino da sola e ho incontrato delle persone pazzesche. Ho frequentato non una, ma ben due università e ho fatto fatica, perché ero ad un livello e consapevolezza diversa dagli altri. Ma riguardando i miei appunti, in soffitta, ho risentito quella passione.

In Austria ho messo sul tavolo tutte le mie carte: ero Eugenia, non c’era quasi tempo per raccontare il passato. Eravamo tutti intenti a vivere un presente avvincente e a costruire ricordi da poter conservare gelosamente. Sono stata in giro con tanti amici, che oggi sento avere un posto importante nel mio cuore. Tutti, davvero. E molti di loro mi mancano profondamente. Avrei quasi voglia di pianificare un caffè o un the con ognuno di loro, per sapere come stanno, cosa fanno, quali sogni hanno concretizzato. E sono qui, se qualcuno ha voglia di farlo.

Dai ricordi alla costruzione di un futuro bello da ricordare!

Dopo questa infornata di ricordi, qualche lacrima e un po’ di risate (ho visto foto che voi umani non dovreste neanche immaginare per dormire sonni tranquilli) ho capito quanto faccia bene, a volte, fermarsi e guardarsi indietro. Per capire come andare avanti, con un po’ di sicurezza in più. Il bagaglio è ricco e il futuro non può che essere altrettanto generoso, basta imparare a visualizzare, organizzarsi e pianificare. Per questo ho strumenti e persone che mi aiutano a chiarirmi le idee.
Al rientro dal freelance camp ho pensato a quali passi avrei dovuto intraprendere perché mi sentivo anche un po’ in difetto rispetto ad alcune persone incontrate. Questa tappa dei ricordi mi ha un po’ rassicurata. Ne ho fatta di strada e non sono sola.

Ho sempre amato il Piccolo Principe. L’ho letto in 4 lingue diverse. Il perché, onestamente, non so spiegarvelo. Forse per giustificare l’ennesima lettura di un libro che sembra per bambini. Uno dei concetti che ho sempre fatto mio è quello del coltivare i rapporti se ne valgono la pena. E io sento di avere avuto alcune rose di cui prendermi cura e volpi sagge, nella mia vita. E sono stata, a mia volta, rosa e volpe di persone speciali. E ne sono grata.

Spero che tutti voi vi facciate un salto nel passato, se questo vi può far stare bene. Io oggi sento la sensazione che si prova quando ci mettiamo sotto un bel piumone caldo dopo aver mangiato una buona cioccolata calda. In pace con me stessa e fiduciosa nel futuro, non venite a togliermi la coperta (e non fatemi vedere com’erano crespi i miei capelli alle superiori!).

Buoni ricordi a tutti…

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