Lean Startup Machine: corso a Torino

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Questo weekend ho avuto la fortuna di poter seguire un corso davvero interessante: Lean Startup Machine.

Tre giorni per mettere in pratica un metodo per concretizzare idee, per non fallire quando si vuole mettere in pratica un’idea che ci balena in testa e vogliamo farla diventare una startup vincente.

Unica nota dolente personale…essere incinta e ammalarmi di brutto di influenza non è stata la chiave vincente per me, anzi…Però nei due giorni nei quali ho potuto mettermi in gioco ho trovato spunti davvero utili.

Innanzitutto cambiare il punto di vista: partire dal problema e non dalla soluzione. Rivoluzione copernicana? Non so, però è davvero un ottimo modo per trovare altre soluzioni, per capire davvero se è quello il problema da risolvere o ha altre sfumature o addirittura non è un problema per un vasto campione di persone, per il target che abbiamo pensato noi. E ancora, forse abbiamo pensato ad un customer che non è quello giusto per il problema sul quale ci siamo concentrati. Abbiamo studiato uno strumento chiamato Javelin, che serve per semplificare, comprendere e mettere nero su bianco su post it problemi, clienti, soluzioni e andare avanti testando il tutto in maniera lineare e non a tentoni come spesso ci succede di fare.

Abbiamo provato l’emozione di fare interviste per validare l’idea e il customer (con ovvie possibilità di fallimento ma ehi il motto qui è Fail quickly learn fast.

Insomma non vi svelo tutto perché credo che sia un’esperienza concreta da mettere in pratica personalmente, però vi consiglio, se siete interessati a fare startup ma in generale impresa, di leggervi un paio di libri su questo metodo: The lean startup di ERIC RIES  (in Italiano si intitola Partire leggeri).

La cosa che consiglio a chi, come me, è una futura mamma freelance, è capire i propri limiti fisici, accettarli e prendere di conseguenza la decisione o meno di partecipare ad eventi come questi che sono utilissimi ma molto impegnativi dal punto di vista di concentrazione, di lavoro e di partecipazione attiva.

Lo rifarei, con la speranza di non ammalarmi sul più bello!

Ringrazio di cuore 42 accelerator, i miei compagni di avventura, mio fratello che mi ha ospitata e le mie socie che mi hanno sostenuta a distanza.

Ora mi rimetto a scrivere un po’, a vedere come applicare quello che ho imparato per la mia splendida startup.

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